in memoria di Panna mia bellissima con infinito amore 

 

LETTERA DI PANNA DAL PARADISO

di Panna , bichon frisè

(1989/2002)

Miei cari, mie mamme adorate, mia dolce Lulù, mia tenera famiglia, sapete, a volte la vita ti presenta il conto tutto di un colpo e quando vi ho visto piangere disperate vicino a me che stavo male, vi ho guardato con occhi dolci e pietosi. Cosa avrei fatto per non darvi tutto quel dolore!

Lo so, anch'io ho sofferto tanto, dolori indicibili, sia nel fisico che nell'animo, ma non potevo parlare....

Vi cercavo con lo sguardo mesto e vi scodinzolavo malgrado il mio dolore, ma già vedevo in fondo alla stanza in quell'orribile ambulatorio, mio figlio Oliver che mi scodinzolava felice, aveva due ali d' angelo e mi chiamava lassù.

C'erano tanti altri cani e la nostra nonnina umana, ma io volevo rimanere con voi.

Il mio corpo però era sempre più debole e un peso terribile gravava nel mio ventre.

Vomitai. Stavo così male, lo stesso male che a marzo uccise la nonnina umana.

Quel tizio con il camice mi bucava il corpo con una siringa e un tubicino di plastica infilato nel mio zampino mandava al mio cuore la linfa vitale, ma adesso era tutto troppo tardi, il primo giorno di vomito e dolori non mi aveva nemmeno guardato! Avevo un'infezione all'utero e vi disse che era solo una colica di fegato!

Vi siete fidate in buona fede, lo so.

Cosa potevate saperne? Vi ho perdonato, perchè voi volevate solo il mio bene.

Niente più acqua, nè pappe appetitose, solo quell'orribile tubicino mi alimentava.

Sopportavo tutto in silenzio, sperando che bastasse quel sacrificio per rimanere ancora con voi.

L'infezione ormai, aveva invaso il mio corpo e nessuna medicina poteva combatterla, le luci cominciarono a ruotare vorticose e le voci della gente che portava a visitare il proprio cane o gatto nell'ambulatorio erano fastidiose e impietose.

Quelle persone mi passavano vicino senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, loro i "bravi" e "sensibili" proprietari di animali, alcuni urtavano la brandina su cui ero adagiate senza alcuna attenzione per me.

E' stata quella l'ultima mattina di torture, ho aspettato di tornare a casa per morire. Voi non mi avete mai lasciato, mi siete state sempre vicine anche nell'ambulatorio.

Quando sono tornata a casa, mi avete adagiata nella mia cuccia ai piedi della grande libreria e mi avete detto: "Riposati Panna"

E' stato un attimo, voi eravate nell'altra stanza, tutto girava intorno a me, le mie zampine non mi reggevano più e il pancino era sempre più pesante.

Volevo venire da voi, mi sono alzata con le ultime forze rimaste, dalla cuccia, ho scavalcato quei sei centimetri di gommapiuma e un conato di vomito ha scosso il mio debole corpicino.

Sono caduta, un velo di tenebre è sceso sui miei occhi,fissi nel vuoto l'ultima immagine su quella libreria a piedi della quale mi rotolavo in sogni beati.

Mi sentii sollevare sempre più in alto, leggera come una nuvola, vedevo il mio corpicino martoriato abbandonato in quell'ultimo sforzo. Lulù non si accorse di nulla.

Poi siete arrivate voi, mi avete visto, avete cominciato ad urlare e a chiamarmi, mi avete sollevato cercando un segno di vita.Io ero lì,non potevo rispondere nè muovere il mio corpo divenuto molle come quello di un fantoccio, il mio cuore ora batteva in un'altra dimensione.

Vidi venirmi incontro diversi amici: Joy, Dick, Tootsie, Molly, mio figlio Oliver e Dindi, c'era con loro la mia nonnina umana, quella che abitava vicino a me e mi dava sempre pezzetti di fette biscottate.

" Vieni " - mi dissero- "ora stai con noi"

"Io risposi: - "No, no, ....voglio tornare sulla terra dalle mie mamme!"...-ma non potevo tornare, il mio corpo era troppo malato!

" Vieni..." - ripeterono i piccoli cani angeli- "ora sei una di noi"

Mi sentivo così leggera e mi ritrovai su una nuvola, soffice come me.

" Corri, corri!" - mi dicevano i miei amici

Cominciai a correre per la distesa infinita del cielo. " Si , è bello!" - dissi - e corsi ancora .

Mi affacciai da una nuvola, laggiù c'era il mondo ....

I miei amici angeli mi dissero che potevo tornare nella mia casa quando volevo, però le mie mamme non potevano più vedermi.

" Perchè? " - chiesi io

" Perchè è così " - loro risposero

Gli umani la chiamano morte e nessun vivo può vedere nessun morto, come nessun giorno può vedere la sera e nessun bianco può vedere il nero.

" E loro quando verranno quassù?" - chiesi ancora-

"Verranno ,verranno..." - risposero i miei amici angeli- " devi sapere aspettare, qui alle porte del Paradiso". Così vi aspetterò e quel giorno ci rivedremo,intanto vi ho lascito un collare con attaccato un fiocco rosso ,una cuccia, un mio boccolo candido e tanto amore.

Vi serviranno per trovare la strada, un giorno,lungo le vie del cuore, dove io vi aspetto e nessun dolore più ci dividerà e quando mi chiamerete io correrò di nuovo da voi scodinzolando e sarò di nuovo la vostra Panna.

Vi ricordate quel lontano giorno di tredici anni fa? La prima volta che vi vidi uscendo fuori da quella scatola di cartone in cui avevo viaggiato? E' bastato uno sguardo per capire che eravate la mia adorata e sognata famiglia, subito vi ho conquistato e vi ho rubato il cuore. Adesso sono tornata in cielo e volo con le mie ali d'angelo,la mia missione d'amore sulla terra Ë durata solo tredici anni.

Ora dovete essere forti perchè non mi vedete più. Questo Natale non indosserò più il mio collarino rosso di panno a forma di stella, non mi vedrete con voi accanto all' albero illuminato.

Vi prego non piangete, conservate il ricordo dei giorni felici perchè l'amore che vi ho donato non morirà mai ed io sarò sempre accanto a voi, seppur invisibile, per tutta la vita.

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